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A chi non si perde mai d'animo, a chi vive ogni giorno come una meteora e scava nel suolo degli altri una profonda verità... (Federica)

lunedì 13 ottobre 2008

Io Non voglio più aver Paura, Verona-Trento regionale delle 20.09

Tornavo da sola in Trentino con un treno regionale che partiva alle 20, 09 da Verona e per non arrivare fino al dodicesimo binario dal quale partiva un interregionale alle 20,00 sono salita su questo al primo, per non fare troppa fatica con la valigetta pesante che mi accompagnava...
Come me una ragazza giovane,bionda e carina sui 20 anni che molto timidamente mi ha chiesto se quel treno andava a Trento e si è seduta vicino a me. Entrambe eravamo rivolte verso la porta d'ingresso del vagone, non troppo lungo, del regionale.
All'improvviso all'altezza della stazione di Ala-Avio, dall'esterno del treno appena arrivato e fermo sulla banchina, per permettere la salita dei nuovi passeggeri, ascoltiamo urla e suoni sgraziati che si avvicinano al nostro corridoio e diventano sempre più forti fino a sorprenderci alle spalle con un forte passo e alcuni conati repressi. Un uomo nord africano sulla quarantina si porta verso di noi, trascinando una valigia forse pesante o che forse le forze non gli consentono di sorreggere bene.
Con goffa scompostezza e intensa sguaiatezza si siede di fronte alla bionda fanciulla e da quel momento in poi capiamo improvvisamente che il nostro viaggio a Trento si sarebbe fatto lungo, che non avremmo potuto dormire maavremmo dovuto fingere di farlo per evitare che quella persona, così fuori di se da non riuscire a stare eretta, ci importunasse nel finto sonno, ci molestasse o ci aggredisse in qualche modo.
Ho contato ad occhi chiusi 5 pugni forti sul vetro del finestrino, quasi a volerlo sfondare, forse per confrontare una vita vuota con il pieno ed il duro della realtà più scontrosa che un uomo così ridotto può aver affrontato.
Ma dentro di me ripetevo come un mantra buddista che non è giusto, che non devo più trovarmi e nessun'altra donna insieme a me, in una situazione del genere, non devo e non voglio più fingere di dormire per ignorare e sfuggire alle provocazioni di qualcuno che nel suo paese non può nè usare nè abusare di alcool....
E così ho aperto i miei occhi fino alla fine del viaggio, mentre la bionda ragazza cercava di dormire un sonno fittizio.
Ho voluto affermare la mia non paura, il mio rifiuto, il mio diniego verso quella situazione e guardare a testa alta, con tutto l'odio ed il rancore che i miei occhi sanno a volte esprimere, quella sofferenza che stava prevaricando il mio desiderio di un rientro tranquillo dal lavoro, che stavano perpetrando una situazione di impotenza e di fragilità.
Ecco un altro urlo, poi un conato, poi altri due, poi frasi sconnesse che coinvolgevano anche il suo Dio e che cercavano di interagire con la ragazza la cui espressione terrorizzata non mentiva dietro a quegli occhi chiusi ed alle mani giunte in segno di croce e difesa, come nel timore che un di lui sobbalzo potesse entrare in collisione con lei, con il suo corpo vicino e indifeso.
Altri conati e poi un nuovo sorso di vino da un banale bricco di cartone preso al primo supermarket, poi forse un gemito e altre parole confuse...Le mani dell'uomo sottese in gesti di imprecazione verso la ragazza e poi rifugiarsi nei pantaloni, forse per sfregio alla mia sveglia e vigile noncuranza mentre cercavo conforto in un amico lontano attraverso messaggi che il telefonino ormai scarico tentava di mandare. Ma forse sarà stato il mio affronto ad occhi e mente lucida a portarlo a chiedermi scusa, in un linguaggio biascicato e non scandito, a condurlo, una volta giunti a destinazione, a buttarmi una scatola di salatini per terra in segno di disprezzo o forse di perdono. Questa volta no, però, non sarò io a giustificare, non sarò io a cercare sempre il bene nel male, ripiegando su di me una colpa che non c'è e se anche avevo una gonna e se anche avessi avuto un jeans, non sarebbe cambiato nulla, non ho invaso io la sua dignità, non ho provocato io la sua debolezza, non ho fatto nulla di cui rimproverarmi se non l'aver evitato dieci metri di sottopasso per prendere un altro treno, ma forse lì sarei stata colpevole di aver abbandonata un'ignota compagna di viaggio....

Anche la risposta di un amico poliziotto mi ha stupita e lasciata attonita, quasi a sminuire e minimizzare il nostro breve ma eterno quarto d'ora di terrore...alla mia presunta critica sull'assenza di polizia ferroviaria su quel desolato treno, la sua risposta ironica ma fuori luogo è stata..."forse siete più sicure così che con noi nei dintorni"...come se un'infermiera in urgenza cardiaca dicesse "bè dai speriamo che non ti venga un infarto quando ci sono in giro i miei colleghi"....
Me ne torno così a casa, di fretta e guardandomi le spalle...allibita e amareggiata perchè ancora c'è qualcuno che pensa che se una donna può provare paura per qualcosa può essere anche colpa sua o c'è un'ombra di giustificazione o un deterrente qualsiasi per chi si permette di ledere alla tranquillità altrui, per chi può agire indisturbato su un treno e può toccarsi, sputare e vomitare le sue viscerali debolezze di fronte a chiunque...ma preferibilmente ad una donna o a due giovani indifese....e se fossimo state sole? e se ci fosse scappato il morto o lo stupro? solo allora forse ci sarebbero state pena e consolazione....perchè in Italia le notizie che fanno scalpore sono quelle più estreme e non fa rumore sapere con quanto coraggio molte volte noi donne siamo costrette a viaggiare...

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